UNA REGIONE DAL 1716
La storia dietro il Chianti — dall'editto dei Medici al Consorzio
Dalla guerra di confine medievale e un leggendario gallo nero, fino a un editto mediceo del 1716 — i secoli di storia dietro la regione vinicola del Chianti e le sue regole.
Vedi i tour del vino Chianti su GetYourGuide ↗Un confine conteso a lungo prima di essere assaporato.
Molto prima che il Chianti fosse celebre per il vino, le sue colline erano terreno conteso tra le repubbliche medievali di Firenze e Siena, due città-stato rivali che per generazioni si combatterono per il controllo del territorio. Firenze organizzò infine la regione nella Lega del Chianti, una lega militare e amministrativa usata in parte per difendere e governare l'area contesa, adottando il gallo nero come proprio emblema. Quella rivalità, e il confine che alla fine la stabilì, è il motivo per cui i confini del Chianti Classico si trovano oggi dove sono — una linea tracciata originariamente per difesa e tassazione, molto prima che qualcuno la regolamentasse per la qualità del vino.
La leggenda che spiega il gallo
Secondo la leggenda locale, Firenze e Siena decisero infine di risolvere la loro disputa sui confini con una gara: un cavaliere per ciascuna città sarebbe partito al primo canto del gallo in una mattina prestabilita, e il punto in cui i due cavalieri si fossero incontrati sarebbe diventato il nuovo confine. Si racconta che Siena scelse un gallo bianco ben nutrito, che cantò all'ora consueta, mentre Firenze tenne a digiuno il suo gallo nero, così che cantò ore prima dell'alba, dando al cavaliere fiorentino un enorme vantaggio. Quando i due cavalieri si incontrarono, nei pressi del borgo di Fonterutoli, Firenze aveva già rivendicato gran parte del territorio conteso — ed è per questo che il gallo nero ancora oggi contraddistingue la zona, a prescindere dall'attendibilità storica del racconto.
1716 — una delle prime zone vitivinicole definite al mondo
Nel 1716, il Granduca Cosimo III de' Medici emanò un editto che definiva formalmente i confini geografici del Chianti come zona di produzione vinicola, insieme a diverse altre aree toscane, stabilendo regole volte a prevenire frodi e proteggere la reputazione del vino. Gli storici della regolamentazione enologica citano regolarmente questo provvedimento come uno dei primi esempi al mondo di demarcazione legale di una regione vinicola da parte di un governo — decenni prima di altri sistemi di confine più noti in Europa. Quel confine originario mediceo si trovava nel cuore di quella che oggi è la zona del Chianti Classico, ed è in parte per questo che l'area odierna risulta notevolmente più piccola e antica rispetto alla ben più vasta denominazione Chianti DOCG che in seguito si è sviluppata attorno ad essa.
Il Barone Ricasoli e la ricetta moderna del Chianti
Nel XIX secolo, lo statista e vignaiolo Barone Bettino Ricasoli, lavorando nella tenuta di famiglia del Castello di Brolio nel Chianti, è ampiamente riconosciuto per aver sviluppato la formula di taglio che ha plasmato il Chianti per il secolo successivo — costruita principalmente attorno al Sangiovese, ammorbidito con quantità minori di altri vitigni locali. L'approccio di Ricasoli divenne la ricetta di riferimento su cui la legislazione enologica italiana si basò quando il Chianti fu formalmente regolamentato, e Brolio stesso è spesso citato come una delle tenute vinicole più antiche in attività continua d'Italia. La sua influenza è uno dei motivi per cui il Sangiovese, più di qualsiasi altro vitigno, è diventato il vitigno identitario del Chianti.
Da consorzio a due DOCG separate
I produttori della zona storica fondarono nel 1924 il Consorzio Vino Chianti Classico con l'obiettivo specifico di tutelare il nome e il simbolo del gallo nero dall'espansione della più ampia area del Chianti, nonché di fissare standard produttivi più rigorosi. L'Italia riconobbe al Chianti lo status DOCG, la sua massima classificazione qualitativa, nel 1984, ma con un'unica denominazione che copriva ancora sia il nucleo storico sia il territorio circostante più vasto. Il Chianti Classico divenne una DOCG separata solo nel 1996, quando venne formalmente scisso dalla zona più ampia e ottenne uno status giuridico indipendente — il punto d'arrivo normativo di una distinzione che i produttori tracciavano informalmente fin dagli anni Venti.
Il capitolo più recente — Gran Selezione
Il cambiamento più significativo degli ultimi tempi è arrivato nei primi anni 2010, quando il consorzio del Chianti Classico ha introdotto la Gran Selezione, un nuovo gradino più alto della Riserva, prodotta esclusivamente con uve del proprio vigneto e invecchiata più a lungo prima della messa in commercio. L'obiettivo era offrire ai migliori produttori un modo per segnalare le loro etichette di punta all'interno delle regole esistenti, senza dover inventare una categoria ufficiosa di "super Tuscan" al di fuori del sistema DOCG, come avevano fatto alcune aziende nei decenni passati. È un promemoria del fatto che le regole del Chianti Classico hanno continuato a evolversi ben oltre il confine settecentesco — una disciplina viva, non una reliquia storica immutabile.
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